
Come Crescere Insieme Favorisce il Protagonismo Giovanile nel Progetto Anywave 2.0.
Siamo lieti di ripubblicare questo articolo uscito su Abruzzosera, il giornale online degli Abruzzesi di approfondimento sul progetto Anywave 2.0, del quale siamo partner attivo, per evidenziare come l’azione congiunta di realtà diverse stia valorizzando il territorio aquilano e promuovendo l’inclusione sociale, in vista de “L’Aquila città multiverso”, Capitale Italiana della Cultura 2026.
Come Crescere Insieme Impresa Sociale ETS, il nostro contributo si è focalizzato sull’educativa di strada e sulla coprogettazione con i giovani del quartiere Torrione e i Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA). Un percorso partecipativo che ha trasformato l’incontro in un segno visibile di cittadinanza attiva: la realizzazione imminente di un murales collettivo.
Leggete l’articolo completo per scoprire tutte le iniziative in corso, dai laboratori formativi gratuiti alle attività teatrali, e l’impatto positivo che questa “onda di cambiamento” sta portando alla città.
Anywave 2.0 L’Aquila: Formazione, arte e inclusione per la Capitale Italiana della Cultura 2026
Continua a crescere l’onda positiva di Anywave 2.0, il progetto che unisce formazione, arte e partecipazione giovanile per valorizzare il territorio aquilano e promuovere l’inclusione sociale, ponendosi in sinergia con le politiche comunali, specialmente in vista de “L’Aquila città multiverso”, Capitale Italiana della Cultura 2026.
Anywave 2.0, guidato dal Centro Servizi per il Volontariato Abruzzo ETS e sostenuto da un ampio e multidisciplinare partenariato (Realize Società Cooperativa Sociale ETS, Arci Solidarietà L’Aquila ETS, Crescere Insieme Impresa Sociale ETS, Mètis Community Solutions ETS e l’Associazione di Promozione Sociale Brucaliffo), nasce con l’intento di raggiungere i giovani direttamente nei loro luoghi di vita – dalle periferie ai centri di accoglienza – superando la logica della “sede fissa” e portando opportunità e servizi dove emergono fragilità e disagi. Il nome ANY-WAVE fonde i termini ANY (“ogni”) e WAVE (“onda”), evocando la capacità di orientarsi e muoversi “da onda a onda”, da un’informazione all’altra, proprio come un surfista che cavalca le sfide del presente. Alla base del progetto c’è la convinzione che l’energia e la flessibilità dei giovani, se accompagnate da punti di riferimento e occasioni formative, possano diventare una vera e propria forza di cambiamento per il territorio.
Tra le prime azioni concrete, Mètis e Crescere Insieme hanno realizzato un laboratorio di coprogettazione, in continuità con l’azione di educativa di strada, un importante spazio di incontro e dialogo che ha coinvolto i ragazzi del quartiere Torrione (p.zza Bolivar), area periferica a ridosso del centro città, e i Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA) della comunità, area periferica a ridosso del centro città.
Dall’esperienza è nata l’idea di un murales collettivo che abbellirà la zona. Il soggetto dell’opera è stato interamente ideato dai partecipanti con l’artista Daniele Gottasia. La realizzazione rappresenterà il passaggio da un momento di socializzazione in un segno visibile di cittadinanza attiva e riqualificazione urbana.
Parallelamente, la cooperativa Realize ha avviato un ciclo di percorsi formativi gratuiti mirati allo sviluppo di competenze spendibili nel futuro. Dopo il successo dei primi corsi su Droni, Intelligenza Artificiale e Artigianato Digitale, stanno per prendere il via due nuovi e attesi workshop:
- “StartUp Lab – Creare e gestire un’impresa”
- “Event Management – Ideare, organizzare e comunicare eventi culturali”
Entrambi sono pensati per chi vuole sviluppare competenze progettuali e organizzative nel campo dell’imprenditoria e della cultura. Seguirà il laboratorio “Project Writers – Come rispondere a bandi e avvisi pubblici”, dedicato alla scrittura di proposte progettuali per il territorio. I corsi si terranno presso la sede di Via Carlo D’Andrea SNC, L’Aquila, con la collaborazione dell’ente formatore REI Srl Impresa Sociale.
Il prossimo mese, il progetto vedrà l’avvio di nuove attività teatrali a cura dell’associazione Brucaliffo, rivolte ai minori e ai giovani delle comunità coinvolte. Un percorso che, attraverso il linguaggio del teatro, mira a rafforzare l’espressione personale, la creatività e, in particolare, il lavoro di gruppo.
Con le sue azioni integrate – dai laboratori di strada ai percorsi formativi, dall’arte alla cultura – Anywave 2.0 intende promuovere nei giovani la capacità di interpretare, scoprire e determinare la realtà di oggi e di domani.
Il percorso culminerà in un grande evento conclusivo nel centro de L’Aquila, una giornata di festa e partecipazione durante la quale verranno presentati i risultati ottenuti, esposti i lavori realizzati e raccontate le esperienze maturate. Sarà un’occasione per valorizzare le competenze acquisite, promuovere il protagonismo giovanile e condividere con la cittadinanza il significato di questa “onda di cambiamento” in piena sintonia con lo spirito della futura Capitale della Cultura 2026.
Per seguire tutte le iniziative, i corsi e gli aggiornamenti di Anywave 2.0, è possibile consultare le pagine social del progetto e continuare a leggere gli approfondimenti pubblicati sul nostro giornale Abruzzosera, il giornale online degli Abruzzesi, che seguirà passo dopo passo l’evoluzione delle attività.
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Crescere Insieme presenta il corto “Vite in Cammino”: un ponte contro il razzismo all’Aquila
Un’emozionante testimonianza di resilienza e speranza ha illuminato il seminario “Ponti, incontri e racconti contro il razzismo”, organizzato dalla Cooperativa Sociale Arci Solidarietà L’Aquila in partenariato con una rete di associazioni del territorio, tra cui Crescere Insieme, impresa sociale che all’Aquila gestisce due strutture residenziali per minori. Protagonista dell’evento, il cortometraggio “PONTI. Vite in Cammino“, realizzato dal giornalista di Abruzzosera.it, Alessandro Tettamanti, che ha offerto uno sguardo toccante sulle storie dei minori stranieri non accompagnati accolti nella casa famiglia gestita dall’impresa sociale.
“Un pezzo di realtà sui minori non accompagnati all’Aquila che non viene raccontato da nessuno”, ha dichiarato Goffredo Juchich, responsabile della comunità, “ma che rappresenta la parte di gran lunga maggioritaria dei percorsi dei ragazzi che trovano accoglienza nelle nostre case famiglia. Ragazzi che si impegnano e diventano i protagonisti del proprio progetto di vita costruendo così il loro futuro”.
Il corto ha suscitato grande commozione e riflessione tra i partecipanti, offrendo uno spaccato autentico delle sfide e delle conquiste di questi giovani. “Il cortometraggio è stata per noi un’opportunità per mostrare la complessità delle storie di vita dei ragazzi e il lavoro educativo che svolgiamo quotidianamente insieme a loro”, ha commentato la dott.ssa Federica Francesca Pastore, assistente sociale della comunità. “Il nostro obiettivo è quello di garantire loro un ambiente sicuro e accogliente, dove possano ricostruire il proprio futuro e sviluppare il senso di appartenenza nella società in cui vivono”.
La dott.ssa Chiara Teresa Juchich, psicoterapeuta della struttura, ha sottolineato l’importanza di un approccio multidisciplinare per sostenere i minori stranieri non accompagnati: “I vissuti emotivi di questi ragazzi, la delicata fase evolutiva in cui si trovano e le sfide quotidiane legate al percorso migratorio necessitano di un lavoro educativo di squadra, che sia in grado di rispondere alle loro complesse necessità e sia capace di offrire interventi personalizzati e non preconfezionati.”

SPAZIO INCONTRO: da Martedì 11 Aprile parte il progetto di orientamento sociale e sostegno psicoeducativo per giovani e famiglie
Spazio Incontro è il progetto ideato dalla nostra Impresa Sociale che intende promuovere il benessere dei giovani e delle famiglie, residenti nel Comune di L’Aquila, prevenendo le situazioni di disagio ed emarginazione sociale.
Da martedì 11 Aprile sarà attivo il servizio di sportello
per l’orientamento sociale e il sostegno psicoeducativo presso uno spazio dedicato sito in V. Giosuè Carducci. Attraverso il progetto si intende accompagnare le famiglie e i giovani in condizioni di particolare fragilità in un processo di trasformazione di dinamiche e di sviluppo di competenze e risorse che possano ridurre lo svantaggio sociale.
Si vuole promuovere lo sviluppo di competenze genitoriali positive e fornire uno spazio e un tempo in cui i beneficiari possano sperimentare sia un ascolto non giudicante sia l’esperienza di una rete interdisciplinare che li accompagni in un percorso di crescita individuale e familiare.
Lo sportello sarà aperto tutti i martedì e giovedì dalle 10.00 alle 12.00.
Contattaci per info e richiedere un appuntamento.
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Raccontiamoci una favola: Yuèliàng e il corvo Aul
Il progetto “Raccontiamoci una favola” si arricchisce di un nuovo capitolo con la storia che ci ha raccontato Z. 13 anni cinese
C’era una volta una bellissima ragazza di nome Yuèliàng che abitava in un villaggio ai piedi di una montagna e lavorava in una cappelleria. La leggenda narrava che in cima alla montagna viveva un malvagio e potente stregone. Un giorno mentre lei si recava al mercato per comprare nuovi tessuti, improvvisamente apparirono delle spaventose ombre nere che la inseguivano e sembrava la volessero rapire.
In quell’istante un giovane dal nulla la portò in salvo; lei stupita chiese soltanto il suo nome, si chiamava Aul. Passarono i giorni ed al villaggio arrivò una strega brutta e arrogante che vedendo la bellezza di Yuèliàng , invidiosa, scagliò una maledizione che rese la giovane , una vecchia signora.
La ragazza spaventata, per nascondersi, scappò in una casina in montagna. In una notte mentre Yuèliàng dormiva, un suono fortissimo la svegliò e un maestoso corvo nero entrò nella stanza. Il corvo era ferito, Yuèliàng aveva molta paura, ma nonostante tutto lo aiutò a curare le sue ferite e in quel momento l’animale si trasformò in Aul, che le rivelò che era lui il temuto stregone che spaventava gli abitanti del villaggio e per ringraziarla la fece tornare giovane.
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Crescere Insieme aderisce alla 3°edizione della Christmas Cup
Dopo il grande successo due precedenti edizioni, svolte nel 2019 e nel 2021, anche quest’anno parteciperemo alla 3° edizione della Christmas Cup organizzata dall’ASD L’Aquila 1927. L’iniziativa che avrà luogo il 23 Dicembre avrà come tema lo sport come elemento di inclusione, verso un calcio, etico e responsabile. L’obiettivo principale della manifestazione, che condividiamo pienamente, è quello di promuovere una cultura dello sport inclusiva ed accessibile quale momento di crescita sociale e culturale per l’intera comunità.
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Raccontiamoci una favola: le belle ali di Ana
Il progetto “Raccontiamoci una favola” aggiunge un’altra tappa! Questa volta è L. , 15 anni, che attraverso una favola albanese ci fa riflettere sul rapporto che c’è tra diversità e unicità.
“Una bellissima coccinella di nome Ana aveva una grande particolarità: le sue ali, invece di essere rosse come tutte le altre coccinelle, erano di colore giallo. Tutti gli insetti e gli uccelli vicino a lei, amavano la sua unicità: ogni mattina, quando passava, tutti la salutavano con enorme entusiasmo, ognuno di loro le voleva bene. Ana, però, non riusciva a vedere la sua singolarità come un pregio, anzi, era molto triste per essere l’unica coccinella con delle ali gialle. Per questo motivo, un giorno andò dalla mamma e le disse “Mamma, sono stanca di essere diversa dalle altre coccinelle, vorrei essere come tutte voi”. La mamma di Ana, per renderla felice ed esaudire il desiderio della figlia, decise di prendere un pennello e dipingerle le ali di rosso, proprio come tutte le altre coccinelle. Ana era molto felice, andò a dormire non vedendo l’ora che arrivasse il mattino seguente per farsi vedere da tutti i suoi amici. La mattina arrivò e Ana andò a scuola. La piccola coccinella, con tanto dispiacere, notò che tutti gli altri animaletti la guardavano con occhi diversi dal solito, nessuno la salutò; arrivò in fondo all’aula e si mise seduta da sola: scoppiò a piangere perché non capiva cosa stesse accadendo. La maestra Mira andò da lei e le chiese “Ana, cosa è successo alle tue ali gialle? Erano così speciali, ti rendevano unica, è la tua particolarità che ti rende ciò che sei!”. Ana corse subito a casa e andò velocemente a farsi un bel bagno: fortunatamente, le sue bellissime ali gialle tornarono splendenti come non mai! La coccinella era molto felice e capì che era bella e speciale soprattutto grazie alle sue ali gialle.”
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Raccontiamoci una favola: Il sale di Iqra
Proseguiamo il viaggio nel nostro progetto “Raccontiamoci una favola”.
Oggi ci troviamo in Pakistan con A., 16 anni, che con la sua fiaba ci ricorda quanto anche le cose apparentemente di meno valore siano importanti.
“C’era una volta, in un piccolo villaggio, un mercante di nome Hilal che aveva tre figlie molto belle. Un giorno come tanti, il padre decise di chiedere alle tre figlie quanto gli volessero bene. Andò dalla figlia maggiore e le chiese “figlia mia, quanto mi vuoi bene?” e lei rispose “oh papà, ti amo più della mia stessa vita!”. Andò, allora, dalla secondo genita, ponendole la stessa domanda e lei replicò “oh papà, ti amo più del mondo intero!”. Hilal era molto felice delle risposte delle due figlie e, così, decise di regalargli qualcosa di molto prezioso. Si recò, poi, dalla figlia minore, Iqra, e anche a lei fece lo stesso quesito ma la risposa lo lasciò senza parole. La giovane, infatti, esclamò “papà, io ti amo come il sale!”. Hilal si arrabbiò moltissimo e urlò:” il sale è una cosa banale e si può comprare al mercato ad un prezzo bassissimo, è una cosa che non ha valore! ” . Accecato dalla rabbia, decise di cacciare di casa la figlia minore, che prese le poche cose che aveva e se ne andò via piangendo.
Iqra, sola e abbandonata, non sapeva più che fare: camminò per giorni, non avendo nemmeno da mangiare. Un pomeriggio, in lontananza, vide un bellissimo palazzo: doveva sicuramente essere il palazzo del Re del villaggio . Con tanta fatica arrivò lì e, una volta fuori, disse ai soldati “sono sola, non ho niente da mangiare e ho bisogno di lavorare”. A quel punto, dalla finestra del grande palazzo, si sentì il cuoco che disse “fatela salire qui in cucina, lavorerà con me”. Iqra fu contentissima di questa opportunità e si mise subito a lavoro. Passarono delle settimane e divenne bravissima a cucinare. Un giorno, il giovane principe, Bilal, decise di organizzare una festa, invitando i suoi amici e tutto il palazzo. Anche Iqra decise di partecipare alla festa e, una volta arrivata, tutti la guardarono per come era bella e per come le stava bene il vestito che stava indossando. Tutti gli occhi erano puntati su di lei, soprattutto quelli del principe. Bilal, senza pensarci due volte, decise di andare da lei per conoscerla, non avendo idea che quella bellissima ragazza fosse proprio una cuoca del Palazzo Reale. Parlarono a lungo e, alla fine, decise di regalarle un anello come simbolo del suo affetto. Un giorno, il re disse a tutti i cuochi del palazzo di cucinare il loro piatto preferito e Iqra decise di cucinare l’halwa (un dolce tipico pakistano). Iqra, per rivelare a Bilal la sua identità, decise di mettere nel dolce l’anello che il principe le aveva regalato. Quando il giovane principe mangiò il dolce, vide subito l’anello e domandò “chi ha cucinato questo piatto?”. La giovane ragazza, allora, si fece avanti e Bilal la riconobbe immediatamente.
Da quel momento i due ragazzi passarono molto tempo insieme e si innamorarono l’uno dell’altra. Iqra confessò tutto ciò che le era successo, parlò molto del litigio con il padre ed era molto triste per l’accaduto. Un bellissimo giorno, Bilal chiese a Iqra di sposarlo: lei accettò subito, senza nessuna esitazione. Nei giorni a seguire, i due innamorati organizzarono i preparativi per la grande festa e il Re decise di invitare tutto il villaggio al matrimonio. Il fatidico giorno arrivò e al palazzo si presentò anche Hilal, il padre della sposa. Appena lo vide, Iqra decise di fargli preparare due piatti con il pollo, uno condito normalmente e l’altro senza sale. Dopo la cerimonia, il pranzo fu servito e i festeggiamenti iniziarono. Ad Hilal furono portate le due pietanze e lui scostò immediatamente il piatto senza sale. Arrivò il Re e gli chiese “Hilal, perché sposti quel piatto? Non ti piace?”. Hilal, allora, si giustificò “È senza sale, è cattivo!”. A quel punto Hilal scoppiò a piangere perché ripensò a tutto ciò che era accaduto e si rese conto della vera importanza del sale. Si sfogò con il Re, dicendogli che si sentiva un cattivo padre e di essere così triste perché aveva cacciato la figlia minore esattamente per quel motivo: non riusciva a riconoscere l’importanza del sale. Ascoltando la sofferenza del padre e il suo rimpianto per quanto accaduto, Iqra si mostrò ai due uomini. Padre e figlia finalmente si abbracciarono e vissero tutti felici e contenti nel bellissimo Palazzo Reale.”
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Raccontiamoci una favola: l’avidità di Lidia
Questa settimana la nostra storia arriva dall’Egitto, con le parole di R., un ragazzo di 17 anni che ci ha voluto ricordare che “la ricchezza arriva come una tartaruga e corre via come una gazzella”.
“C’era una volta una ragazza di nome Lidia che viveva nella sua bellissima fattoria in un piccolo villaggio dell’Egitto. Fortunatamente, in tutto il suo paese, era l’unica ad avere degli animali ed era molto felice perché, così, riusciva quotidianamente a guadagnarsi dei soldi per vivere. Infatti, tutte le mattina si svegliava molto presto per raccogliere le uova delle sue galline, per poi andarle a vendere al suq più vicino.
Una mattina come tante altre, entrando nel pollaio, Lidia si rese conto che c’era una nuova gallina, mai vista prima. Questo la rese contenta perché sapeva che avrebbe avuto delle uova in più rispetto al solito. Ben presto, si accorse che la gallina non faceva le uova come tutte le altre: il suo uovo era d’oro! La ragazza sapeva che con quella gallina avrebbe potuto guadagnare molto e iniziò ad aspettare con impazienza ogni mattina per raccogliere questa piccola fortuna. Dopo qualche giorno, però, Lidia si rese conto che la magica gallina faceva un solo uovo al giorno: pensò, allora, che se l’avesse uccisa e avesse preso le uova all’interno della gallina stessa, sarebbe diventata ricca. Perciò, decise di uccidere immediatamente l’animale ma non trovò le uova d’oro che si aspettava. Si pentì immediatamente del suo brutto gesto. La favola ci insegna che l’avidità non è una buona qualità e che, nel corso della nostra vita, dobbiamo accontentarci di ciò che abbiamo.”

Raccontiamoci una favola: la storia di Djoulde, Madjou e Kade
Iniziamo il nostro viaggio con una storia che, pur con le sue peculiarità, evoca ricordi, elementi e caratteristiche della famosa fiaba di Hänsel e Gretel.
Ecco il racconto di S., un ragazzo di 16 anni proveniente dalla Guinea.
“C’era una volta un piccolo villaggio dove vivevano tre gemelli, due maschi e una femmina che si chiamavano rispettivamente Djoulde, Madjou e Kade. Uno dei tre, Madjou, al posto di avere due occhi come tutti, ne aveva tre ed era più brutto rispetto agli altri due. Madjou era molto intelligente ma, a causa del suo aspetto, era odiato dai due fratelli che lo lasciavano sempre in disparte. Un brutto giorno, la madre dei tre gemelli morì, lasciandoli soli. I bambini, si trovarono improvvisamente in grande difficoltà e non avevano nulla per sopravvivere. Djoulde e Kade decisero di partire per cercare un nuovo posto in cui vivere, abbandonando Madjou. Vagarono per giorni nella foresta, soffrendo molto a causa del freddo, della fame e della stanchezza. Un giorno, fortunatamente, arrivarono davanti ad una casa grande e colorata e pensarono che fosse davvero molto accogliente. I ragazzi decisero quindi di bussare alla porta. Furono accolti subito da una vecchietta: sembrava gentile e li trattò immediatamente come se fossero i suoi nipoti. Diede loro cibo, riparo e conforto, non chiedendo nulla in cambio. La vecchia sembrava molto brava ma, in realtà, stava solo cercando di raggirare i ragazzi: il suo unico scopo era quello di mangiarli non appena si fossero ripresi dal lungo viaggio. Una sera, dopo cena, Djoulde e Kade andarono a letto per riposare un po’. Quando si addormentarono, la vecchia sentì nuovamente bussare alla porta e si trovò davanti Madjou, che si era messo in viaggio alla ricerca dei fratelli. La strega lo accolse calorosamente, molto felice di ciò che era appena successo: poteva mangiare tre bambini invece che due! Lo accompagnò nella camera con gli altri e si allontanò, pensando di divorarli non appena si fossero tutti addormentati. Tuttavia Madjou, grazie al suo terzo occhio, aveva capito subito le intenzioni della vecchia ed era arrivato lì per salvare i suoi fratelli. Quando la strega tornò nella camera per mangiarseli, con sua grande sorpresa, non li trovò tutti addormentati ma vide tre occhi luminosi che la fissavano nel buio. La vecchia si spaventò molto e capì subito che c’era qualcosa che non stava andando nel verso giusto. Per salvare i suoi fratelli, Madjou iniziò a lottare con la strega e riuscì a spingerla in una stanza buia della casa. Chiuse la porta a chiave, imprigionandola all’interno e corse a svegliare i fratelli. Djoulde e Kade si resero conto che Madjou aveva appena salvato le loro vite: si scusarono per come l’avevano trattato fino a quel momento e tutti e tre si promisero di non separarsi mai più.”
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Parte il progetto “Raccontiamoci una favola”
Parte oggi il progetto “Raccontiamoci una favola”, realizzato dalla nostra équipe multidisciplinare e Martina Mascetti, studentessa di Scienze Psicologiche Applicate che sta svolgendo presso la nostra Comunità il suo percorso di tirocinio formativo. Vogliamo dedicare uno spazio alla narrazione di storie e fiabe raccontate da ragazzi provenienti da diverse parti del mondo.
Emozioni positive, coinvolgimento, relazioni e ricerca di significato: queste sono solo alcune delle dimensioni che si attivano quando raccontiamo o ci raccontano una storia. Riduciamo i pregiudizi, diventiamo più empatici, scopriamo somiglianze e differenze in relazione agli altri. Aumentiamo le nostre competenze interculturali, favorendo il processo di inclusione sociale. L’obiettivo di questo progetto è, quindi, realizzare un intervento psicoeducativo volto, appunto, a trovare il giusto equilibrio tra le istanze dell’universalità e della diversità.
Stay tuned!
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