
Come Crescere Insieme Favorisce il Protagonismo Giovanile nel Progetto Anywave 2.0.
Siamo lieti di ripubblicare questo articolo uscito su Abruzzosera, il giornale online degli Abruzzesi di approfondimento sul progetto Anywave 2.0, del quale siamo partner attivo, per evidenziare come l’azione congiunta di realtà diverse stia valorizzando il territorio aquilano e promuovendo l’inclusione sociale, in vista de “L’Aquila città multiverso”, Capitale Italiana della Cultura 2026.
Come Crescere Insieme Impresa Sociale ETS, il nostro contributo si è focalizzato sull’educativa di strada e sulla coprogettazione con i giovani del quartiere Torrione e i Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA). Un percorso partecipativo che ha trasformato l’incontro in un segno visibile di cittadinanza attiva: la realizzazione imminente di un murales collettivo.
Leggete l’articolo completo per scoprire tutte le iniziative in corso, dai laboratori formativi gratuiti alle attività teatrali, e l’impatto positivo che questa “onda di cambiamento” sta portando alla città.
Anywave 2.0 L’Aquila: Formazione, arte e inclusione per la Capitale Italiana della Cultura 2026
Continua a crescere l’onda positiva di Anywave 2.0, il progetto che unisce formazione, arte e partecipazione giovanile per valorizzare il territorio aquilano e promuovere l’inclusione sociale, ponendosi in sinergia con le politiche comunali, specialmente in vista de “L’Aquila città multiverso”, Capitale Italiana della Cultura 2026.
Anywave 2.0, guidato dal Centro Servizi per il Volontariato Abruzzo ETS e sostenuto da un ampio e multidisciplinare partenariato (Realize Società Cooperativa Sociale ETS, Arci Solidarietà L’Aquila ETS, Crescere Insieme Impresa Sociale ETS, Mètis Community Solutions ETS e l’Associazione di Promozione Sociale Brucaliffo), nasce con l’intento di raggiungere i giovani direttamente nei loro luoghi di vita – dalle periferie ai centri di accoglienza – superando la logica della “sede fissa” e portando opportunità e servizi dove emergono fragilità e disagi. Il nome ANY-WAVE fonde i termini ANY (“ogni”) e WAVE (“onda”), evocando la capacità di orientarsi e muoversi “da onda a onda”, da un’informazione all’altra, proprio come un surfista che cavalca le sfide del presente. Alla base del progetto c’è la convinzione che l’energia e la flessibilità dei giovani, se accompagnate da punti di riferimento e occasioni formative, possano diventare una vera e propria forza di cambiamento per il territorio.
Tra le prime azioni concrete, Mètis e Crescere Insieme hanno realizzato un laboratorio di coprogettazione, in continuità con l’azione di educativa di strada, un importante spazio di incontro e dialogo che ha coinvolto i ragazzi del quartiere Torrione (p.zza Bolivar), area periferica a ridosso del centro città, e i Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA) della comunità, area periferica a ridosso del centro città.
Dall’esperienza è nata l’idea di un murales collettivo che abbellirà la zona. Il soggetto dell’opera è stato interamente ideato dai partecipanti con l’artista Daniele Gottasia. La realizzazione rappresenterà il passaggio da un momento di socializzazione in un segno visibile di cittadinanza attiva e riqualificazione urbana.
Parallelamente, la cooperativa Realize ha avviato un ciclo di percorsi formativi gratuiti mirati allo sviluppo di competenze spendibili nel futuro. Dopo il successo dei primi corsi su Droni, Intelligenza Artificiale e Artigianato Digitale, stanno per prendere il via due nuovi e attesi workshop:
- “StartUp Lab – Creare e gestire un’impresa”
- “Event Management – Ideare, organizzare e comunicare eventi culturali”
Entrambi sono pensati per chi vuole sviluppare competenze progettuali e organizzative nel campo dell’imprenditoria e della cultura. Seguirà il laboratorio “Project Writers – Come rispondere a bandi e avvisi pubblici”, dedicato alla scrittura di proposte progettuali per il territorio. I corsi si terranno presso la sede di Via Carlo D’Andrea SNC, L’Aquila, con la collaborazione dell’ente formatore REI Srl Impresa Sociale.
Il prossimo mese, il progetto vedrà l’avvio di nuove attività teatrali a cura dell’associazione Brucaliffo, rivolte ai minori e ai giovani delle comunità coinvolte. Un percorso che, attraverso il linguaggio del teatro, mira a rafforzare l’espressione personale, la creatività e, in particolare, il lavoro di gruppo.
Con le sue azioni integrate – dai laboratori di strada ai percorsi formativi, dall’arte alla cultura – Anywave 2.0 intende promuovere nei giovani la capacità di interpretare, scoprire e determinare la realtà di oggi e di domani.
Il percorso culminerà in un grande evento conclusivo nel centro de L’Aquila, una giornata di festa e partecipazione durante la quale verranno presentati i risultati ottenuti, esposti i lavori realizzati e raccontate le esperienze maturate. Sarà un’occasione per valorizzare le competenze acquisite, promuovere il protagonismo giovanile e condividere con la cittadinanza il significato di questa “onda di cambiamento” in piena sintonia con lo spirito della futura Capitale della Cultura 2026.
Per seguire tutte le iniziative, i corsi e gli aggiornamenti di Anywave 2.0, è possibile consultare le pagine social del progetto e continuare a leggere gli approfondimenti pubblicati sul nostro giornale Abruzzosera, il giornale online degli Abruzzesi, che seguirà passo dopo passo l’evoluzione delle attività.
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La rete territoriale come antidoto al disagio giovanile: Intervista al responsabile Goffredo Juchich
Il tema dell’accoglienza e dell’integrazione dei minori in fragilità è centrale per la nostra missione. Per fare chiarezza sul ruolo fondamentale delle comunità e sulla complessità del nostro lavoro quotidiano, il nostro Responsabile, Goffredo Juchich, ha rilasciato una significativa intervista ad Abruzzo Sera. L’articolo mette in luce l’impegno di Crescere Insieme nel fornire supporto a minori in difficoltà e sottolinea l’importanza cruciale della collaborazione tra istituzioni e territorio per costruire un futuro migliore.
Riportiamo integralmente il contenuto dell’articolo.
Abruzzo Sera, 17 Ottobre 2025 “Crescere Insieme”: La rete territoriale come antidoto al disagio giovanile – Abruzzo Sera
Juchich, i recenti fatti di cronaca hanno portato a una rinnovata attenzione sul circuito di accoglienza. Qual è la vostra posizione in merito?
“È fondamentale smettere di cercare ogni volta il capro espiatorio. I casi di cronaca che spesso finiscono all’indice non sono, nella maggioranza, riconducibili ai ragazzi che sono stabilmente e con profitto nel circuito dell’accoglienza. Molte volte si tratta di giovani che non sono mai entrati in comunità o che si allontanano spontaneamente poco dopo l’ingresso. Siamo parte della soluzione, non del problema. Il comune dell’Aquila, inoltre, ha diversi progetti attivi ed altri in cantiere. Se ognuno fa la sua parte senza speculazioni politiche facciamo solo il bene dei ragazzi e del territorio”
Quali sono le principali difficoltà che incontrate nella gestione dei minori, in particolare i MSNA?
“Il nostro è un lavoro complesso. La principale difficoltà risiede nel trauma e nello sradicamento profondo che molti ragazzi portano con sé. Sono storie di viaggio, perdite e violenza che richiedono un approccio psicologico costante per ricostruire la fiducia.”
“A questo si aggiunge la barriera linguistica e culturale iniziale che, nonostante l’attivazione immediata dei mediatori, rende complessa la comunicazione e l’avvio dei percorsi formativi. Infine, l’incertezza sul futuro e la precarietà legale generano una forte ansia che mina la loro motivazione a impegnarsi nello studio o nel lavoro, ostacolando il cammino verso l’autonomia.”
Qual è l’impegno quotidiano di “Crescere Insieme”?
“Il nostro è un impegno tenace e discreto. Il lavoro che quotidianamente svolgiamo all’interno delle nostre comunità è intenso e mirato. Cerchiamo di offrire un ambiente sereno dove i ragazzi possano sentirsi accolti e supportati nel loro percorso di crescita, personale e sociale. La quasi totalità di loro ha percorsi educativi strutturati, di formazione, di studio o di lavoro. Sono ragazzi che si impegnano e diventano i protagonisti del proprio progetto di vita, costruendo così il loro futuro.”
Avete anche realizzato il cortometraggio “Vite in Cammino”. Perché l’esigenza di raccontare queste storie?
“Proprio per contrastare la narrazione negativa. ‘Vite in Cammino’ è un pezzo di realtà sui minori non accompagnati all’Aquila che non viene raccontato quasi mai: la parte di gran lunga maggioritaria dei percorsi dei ragazzi che trovano accoglienza nelle nostre case famiglia, che studiano e lavorano. Vogliamo mostrare la complessità delle loro storie e il lavoro educativo che svolgiamo. L’intenzione è che questo corto entri nelle scuole.” – “voglio anche ricordare il docufilm di Gabriele Ferrara sui minori stranieri in città” Guarda ora in esclusiva su Abruzzo Sera il documentario sui minori stranieri all’Aquila – Abruzzo Sera
Cosa chiedete alle Istituzioni e alla comunità per migliorare la situazione?
“Serve una collaborazione a 360 gradi e un approccio multifattoriale. Il controllo è certamente importante, ma non basta. Dobbiamo fornire alternative ai giovani, sia stranieri che italiani, che vivono situazioni di disagio. È fondamentale utilizzare veicoli come lo sport – penso al progetto United L’Aquila che abbiamo contribuito a fondare e alla collaborazione costante con L’Aquila 1927– per favorire l’accoglienza e l’integrazione. I ragazzi vanno fatti sentire parte del sistema, per evitare la marginalizzazione e le derive delinquenziali. L’impegno educativo che portiamo avanti all’interno delle nostre strutture deve varcare le soglie delle comunità, raggiungendo un numero sempre maggiore di giovani del territorio con competenze e metodologie mirate.”
Lei ha spesso sottolineato l’importanza di fare ‘rete’. Quanto è cruciale il legame con il territorio per l’efficacia dei vostri interventi?
“È assolutamente cruciale. Non possiamo risolvere il disagio giovanile da soli. Il nostro intervento, per essere efficace e duraturo, deve essere sostenuto da un sistema territoriale coeso. Quando parlo di rete intendo un lavoro sinergico con le istituzioni, le scuole, le associazioni sportive e le imprese.”
“La rete è la garanzia che il percorso educativo del minore non si interrompa una volta uscito dalla nostra struttura. Abbiamo collaborato con realtà come il Rotary Club L’Aquila e diverse cooperative sociali, partecipando a seminari come ‘Ponti, incontri e racconti contro il razzismo’. Solo se la comunità intera collabora nel progetto di integrazione si possono evitare la marginalizzazione e le derive delinquenziali. Ripeto dobbiamo ‘portare fuori le mura’ le nostre metodologie per raggiungere un numero maggiore di giovani in difficoltà.”
La fragilità che accogliete è spesso profonda. Come viene gestito il supporto psicologico per i bambini e gli adolescenti ospitati?
“Il supporto psicologico è un elemento strutturale e irrinunciabile della nostra équipe educativa. Abbiamo una psicologa interna che lavora in costante collaborazione con gli educatori e l’assistente sociale. I minori che accogliamo, in particolare i MSNA, portano con sé storie di traumi, sradicamento e perdite. Non si tratta solo di ‘gestire’ l’emergenza, ma di avviare un vero e proprio percorso terapeutico e di ascolto psicosociale.”
“L’approccio è multidisciplinare e individualizzato. Non facciamo solo colloqui individuali; i momenti di formazione psicoeducativa per i ragazzi e i nostri operatori sono costanti. La nostra psicologa, insieme all’assistente sociale, è fondamentale anche per il supporto alla genitorialità delle famiglie problematiche o in situazioni di fragilità che seguiamo, con l’obiettivo primario di favorire, quando possibile, il rientro del minore nella famiglia d’origine in un ambiente più sano. “
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Crescere Insieme”: Il film di Ferrara deve entrare nelle scuole”
Un faro sulla marginalità giovanile e le sfide dell’integrazione si accende grazie al documentario “Devianza giovanile e integrazione, il caso dei minori stranieri all’Aquila” curato dal regista Gabriele Ferrara. Un’opera che, come sottolinea con forza l’Assistente Sociale della comunità Crescere Insieme, Dott.ssa Federica Francesca Pastore, meriterebbe di essere proiettata nelle scuole per la sua capacità di dare voce a chi troppo spesso rimane inascoltato.
Il documentario punta i riflettori su una realtà spesso invisibile: quella dei minori stranieri non accompagnati che vivono all’Aquila. Attraverso le loro testimonianze dirette, Ferrara rompe il muro dell’indifferenza, trasformando questi giovani in veri e propri soggetti narranti della propria esistenza.
“Finalmente qualcuno in città ha dato loro parola,” commenta la Dott.ssa Pastore. “Ascoltare le loro denunce sulla condizione di marginalità in cui versano è fondamentale per comprendere le radici profonde di alcune problematiche sociali.”
Le telecamere di Ferrara seguono i difficili percorsi di questi ragazzi, costretti a navigare in un labirinto burocratico che impedisce loro di ottenere documenti validi e una residenza stabile. Questa mancanza di riconoscimento legale si traduce in una barriera insormontabile per trovare un lavoro dignitoso, a sua volta essenziale per affittare un alloggio.
La cruda realtà che emerge dalle loro voci è quella di una lotta quotidiana per la sopravvivenza. Come evidenziato nel documentario, la mancanza di alternative spesso spinge questi giovani verso la criminalità, con lo “spaccio per mangiare” narrata da alcuni come una tragica necessità. La loro condizione di vulnerabilità e la difficoltà a trovare soluzioni abitative stabili li costringe a vivere in situazioni precarie, come abitazioni di fortuna ricavate da strutture inagibili presenti in città, o addirittura a trovare rifugio nei parchi.
La Dott.ssa Pastore, da esperta del tessuto sociale aquilano e del fenomeno migratorio, sottolinea l’importanza di portare queste storie all’attenzione della comunità e degli studenti: “Proiettare questo documentario nei vari Istituti Scolastici e Universitari non sarebbe solo un atto di sensibilizzazione, ma un vero e proprio strumento educativo. Permetterebbe ai nostri giovani di confrontarsi con realtà diverse, di sviluppare empatia e di comprendere la complessità del fenomeno migratorio e delle sue implicazioni a livello locale.”
L’appello della psicoterapeuta è chiaro: il documentario di Gabriele Ferrara ha il potenziale per innescare una riflessione profonda nelle nuove generazioni, promuovendo una maggiore consapevolezza sui temi dell’integrazione, della giustizia sociale e dei diritti umani. Portare “Devianza giovanile e integrazione” nelle aule scolastiche potrebbe rappresentare un passo significativo verso una comunità più inclusiva e attenta alle esigenze di tutti i suoi membri.

Il Rotary Club L’Aquila ospite presso la Comunità “Crescere Insieme”
Un momento di condivisione, storie e sorrisi per una Pasqua speciale
In occasione delle festività pasquali, la Comunità per minori “Crescere Insieme” ha avuto il piacere di accogliere una delegazione del Rotary Club L’Aquila per un incontro all’insegna della solidarietà, della condivisione e della vicinanza.
Ad accogliere gli ospiti erano presenti gli educatori della Comunità e l’assistente sociale, Dott.ssa Federica Francesca Pastore che hanno accompagnato i membri del Rotary nella visita alla struttura, raccontando la quotidianità, le sfide e i progressi dei giovani ospiti. L’incontro si è svolto in un clima sereno e partecipato, in cui i ragazzi si sono sentiti coinvolti e valorizzati.
I membri del Rotary hanno voluto rendere speciale questa Pasqua donando a ciascun minore un’Uovo di cioccolato, simbolo di rinascita e speranza. I sorrisi, gli sguardi sorpresi e la gratitudine spontanea dei ragazzi hanno reso l’atmosfera particolarmente emozionante.
«Per i nostri ragazzi – ha affermato l’assistente sociale della Comunità – la vicinanza della comunità esterna è fondamentale. Sentirsi visti, accolti e pensati da qualcuno fuori dalla quotidianità della struttura rappresenta un’esperienza di valore, che li aiuta a sentirsi parte di qualcosa di più grande. Questi momenti lasciano un segno positivo nel loro percorso di crescita.»
L’iniziativa, oltre a portare un dono concreto, ha rappresentato un’occasione preziosa per rafforzare il legame tra il territorio e la realtà educativa della Comunità. Conoscere da vicino le esperienze e le storie dei ragazzi ha permesso di superare stereotipi e distanze, aprendo uno spazio autentico di umanità e dialogo.
Eventi come questo testimoniano quanto sia importante creare reti di supporto e collaborazione tra le realtà sociali e associative del territorio, per costruire insieme percorsi di crescita, inclusione e speranza.
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Crescere Insieme presenta il corto “Vite in Cammino”: un ponte contro il razzismo all’Aquila
Un’emozionante testimonianza di resilienza e speranza ha illuminato il seminario “Ponti, incontri e racconti contro il razzismo”, organizzato dalla Cooperativa Sociale Arci Solidarietà L’Aquila in partenariato con una rete di associazioni del territorio, tra cui Crescere Insieme, impresa sociale che all’Aquila gestisce due strutture residenziali per minori. Protagonista dell’evento, il cortometraggio “PONTI. Vite in Cammino“, realizzato dal giornalista di Abruzzosera.it, Alessandro Tettamanti, che ha offerto uno sguardo toccante sulle storie dei minori stranieri non accompagnati accolti nella casa famiglia gestita dall’impresa sociale.
“Un pezzo di realtà sui minori non accompagnati all’Aquila che non viene raccontato da nessuno”, ha dichiarato Goffredo Juchich, responsabile della comunità, “ma che rappresenta la parte di gran lunga maggioritaria dei percorsi dei ragazzi che trovano accoglienza nelle nostre case famiglia. Ragazzi che si impegnano e diventano i protagonisti del proprio progetto di vita costruendo così il loro futuro”.
Il corto ha suscitato grande commozione e riflessione tra i partecipanti, offrendo uno spaccato autentico delle sfide e delle conquiste di questi giovani. “Il cortometraggio è stata per noi un’opportunità per mostrare la complessità delle storie di vita dei ragazzi e il lavoro educativo che svolgiamo quotidianamente insieme a loro”, ha commentato la dott.ssa Federica Francesca Pastore, assistente sociale della comunità. “Il nostro obiettivo è quello di garantire loro un ambiente sicuro e accogliente, dove possano ricostruire il proprio futuro e sviluppare il senso di appartenenza nella società in cui vivono”.
La dott.ssa Chiara Teresa Juchich, psicoterapeuta della struttura, ha sottolineato l’importanza di un approccio multidisciplinare per sostenere i minori stranieri non accompagnati: “I vissuti emotivi di questi ragazzi, la delicata fase evolutiva in cui si trovano e le sfide quotidiane legate al percorso migratorio necessitano di un lavoro educativo di squadra, che sia in grado di rispondere alle loro complesse necessità e sia capace di offrire interventi personalizzati e non preconfezionati.”

RSI, la TV Svizzera a L’Aquila per incontrare la comunità Crescere Insieme

La tv svizzera RSI intervista in responsabile di Crescere insieme
La Tv di Stato Svizzera RSI è stata a L’Aquila nei giorni scorsi per realizzare un servizio sulle strutture rivolte all’accoglienza dei minori e sulla situazione delle carceri minorili in Italia. Enrico Marra, giornalista dell’emittente svizzera, ha intervistato il responsabile della comunità Crescere Insieme e i suoi giovani ospiti. Nel video a parlare è anche il giovane Said, arrivato quindicenne dalla Guinea Conakry e ora, neo maggiorenne, ben integrato nel territorio aquilano. Attualmente vive da solo e svolge la professione di meccanico. Lui è un dei tanti giovani che ci dimostra quanto un’ integrazione completa e soddisfacente sia possibile, quando vengono messe in campo tutte le strategie necessarie per raggiungerla. I ragazzi vanno fatti sentire parte del sistema, per evitare marginalizzazioni e derive delinquenziali. Per questo è importante che sia tutta la comunità a collaborare nel progetto di integrazione e fare rete.
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Comunità per minori: “Noi parte della soluzione, non del problema.”
Il lavoro educativo con i minori stranieri non accompagnati è complesso, fatto di mille sfaccettature e composto da tanti attori sociali. Le analisi dei fenomeni richiedono impegno, onestà intellettuale e collaborazione da parte di tutta la comunità. Pubblichiamo l’intervista di Alessio Ludovici per L’Aquila Blog al nostro responsabile, ringraziando per l’attenzione al tema.
“I casi di cronaca legati a fenomeni di devianza o vera e propria criminalità ci sono e da un po’. Non riguardano solo L’Aquila, basti pensare a cosa è successo a Pescara negli ultimi mesi. All’indice, in modo frettoloso, finiscono spesso le case famiglia e i professionisti e gli operatori che vi lavorano. Ne parliamo con Goffredo Juchich, responsabile della Comunità Crescere Insieme che da diversi anni accoglie minori in condizioni di fragilità, stranieri non accompagnati ma non solo.

Chiediamo innanzitutto se davvero i casi di cronaca di cui spesso si parla in città sono riconducibili ai ragazzi ospiti delle strutture presenti in città. “Dal nostro punto di vista possiamo dire che si tratta nella maggioranza dei casi di ragazzi che si trovano al di fuori dal circuito dell’accoglienza o che in qualche caso entrano ma ci stanno per poche ore per poi allontanarsi spontaneamente. In questi ultimi casi è chiaro che l’intervento educativo è complicato”.
Un’altra critica, che spesso si sente, riguarda la libertà di uscire. C’è un grosso equivoco a riguardo: “Non siamo strutture coercitive e non abbiamo molti strumenti in tal senso. Quello che possiamo dare sono delle regole e degli orari, ma se un ragazzo decide di non rientrare la notte o scomparire per giorni non possiamo fare niente”. Se non avvertire le autorità, cosa che avviene regolarmente, lo hanno confermato anche le forze dell’ordine più volte. “La collaborazione con loro è costante” conferma Juchich: “Le forze dell’ordine sono una parte della soluzione ai problemi anche se non l’unica. Noi collaboriamo volentieri nell’identificazione, nel tenere i nostri lontani da certi fenomeni di devianza”.
Sono un centinaio i minori stranieri non accompagnati ospiti delle case famiglie, la stragrande maggioranza di loro non dà problemi ribadisce Juchich: “Hanno percorsi educativi strutturati, di formazione, di studio, di lavoro e sono secondo me la maggioranza”. E se guardiamo con occhi diversi la città lo vediamo anche noi, perché questi ragazzi li vediamo spesso, nelle cucine di un ristorante piuttosto che in altri luoghi di lavoro.
A monitorare il lavoro delle comunità, uno dei pezzi dell’accoglienza ma non l’unico, ci sono diverse istituzioni. “Noi – racconta Juchich – siamo sottoposti a due ispezioni ordinarie annuali da parte della procura, e a quelle straordinarie, oltre che della stessa procura, del Comune, dei servizi sociali e delle Forze dell’Ordine”. Controlli moltiplicati negli ultimi periodi. “I controlli sono sacrosanti e legittimi” chiarisce Juchich. Bisogna stare attenti a non sovradimensionarli rispetto alle criticità che, come detto, riguardano spesso altre tipologie di ragazzi, minori e non. Essere fermati spesso, senza aver fatto nulla, non fa altro che aumentare le tensioni, “un disagio” che si respira anche tra alcuni ragazzi.
Bisogna andare al cuore del problema, a quelle persone che sfuggono, per un motivo o un altro, alla rete di servizi dell’accoglienza. “Quello che accade qui all’Aquila accade anche altrove, ma nella nostra città parliamo di un fenomeno che forse coinvolge non più di 50 persone. Un numero esiguo che in città trova rete amicale e le condizioni per un certo tipo di comportamenti, come ad esempio può essere il palazzo abbandonato ancora da ricostruire”. Il problema principale, in questo momento, riguarda alcuni ragazzi del nord africa: “Si può intervenire con l’educazione di strada, bisogna strutturare percorsi in equipe, quello che facciamo nelle strutture lo si può riproporre anche fuori.” Crescere Insieme ha anche risposto, con il Comune dell’Aquila, a un progetto che, se andrà in porto, vedrà la nascita in città di un centro multifunzionale in cui praticare progetti di integrazione, di sport, cultura e inserimento civico e professionale, anche ai ragazzi di strada.”
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U- Report on the Move: una piattaforma per i ragazzi della comunità
Abbiamo avuto il piacere di ospitare per il secondo anno consecutivo l’iniziativa promossa da UNICEF chiamata “U-Report on the Move”, rivolta ai ragazzi minori stranieri non accompagnati ospiti della nostra comunità. Con l’operatore Unicef, il 12 giugno scorso, i ragazzi hanno condiviso gli obiettivi che stanno raggiungendo e discusso di quelli che vogliono ottenere durante questo percorso di permanenza in comunità e, più in generale, in Italia una volta maggiorenni.
Molte sono le domande quando ci si affaccia al mondo degli adulti; per i ragazzi stranieri le lungaggini burocratiche possono essere un ostacolo non indifferente. Attraverso U-Report on the Move, una piattaforma digitale UNICEF i giovani migranti e rifugiati in Italia possono esprimere la loro voce su tematiche importanti, confrontarsi con una rete di esperti legali e non, per consulenze digitali gratuite ed avere informazioni importanti nell’ambito della protezione e inclusione sociale.
Per saperne di più visita la pagina Facebook: UReportONtheMOVE
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Minori stranieri a L’Aquila: il lavoro delle comunità
LINK intervista a Goffredo Juchich – Minori stranieri a L’Aquila: il lavoro delle comunità
A seguito dei recenti fatti che vedono coinvolti diversi minori stranieri che si trovano sul territorio aquilano, il responsabile della comunità Crescere Insieme Goffredo Juchich è stato intervistato dalle telecamere del TGR Abruzzo per parlare dell’alternativa progettuale che le comunità come la sua offrono ai ragazzi che entrano nel circuito dell’accoglienza. Nell’articolo, potete vedere parte del servizio andato in onda questa settimana.
È possibile vedere la puntata per intero al link allegato all’articolo.
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Chi sono i MSNA?

Con l’espressione “minore straniero non accompagnato” (MSNA), si fa riferimento al minore di anni diciotto, cittadino di Stati
non appartenenti all’Unione europea o apolide, che si trova, per qualsiasi causa, nel territorio nazionale, privo di assistenza e rappresentanza legale da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili.
I MSNA sono oggi una delle categorie maggiormente vulnerabili, a rischio di esclusione sociale, discriminazioni, sfruttamento e devianza. Possono avere un bagaglio di vita pesante alle spalle, costituito spesso da violenze, privazioni e sono accomunati dall’esperienza di un viaggio lungo mesi, se non anni. In Italia questi giovani affrontano sfide decisive per il loro futuro, dall’apprendimento della lingua all’inserimento scolastico e lavorativo, per evitare di rimanere sospesi in un limbo e poter invece raggiungere una piena inclusione sociale, sentendosi parte attiva e responsabile della comunità.
La L. 47/2017 prevede un sistema unitario su tutto il territorio nazionale di accoglienza, identificazione, accertamento dell’età e tutela dei msna, garantendone anzitutto il diritto alla salute, all’istruzione e all’ascolto nei procedimenti amministrativi che li riguardano. Tra gli strumenti indicati dalla legge per la tutela del supremo interesse del minore vi è l’istituzione della figura del tutore volontario.
Al minore straniero non accompagnato che fa ingresso in Italia, possono essere riconosciuti alternativamente i seguenti permessi di soggiorno:
a) permesso di soggiorno per minore età, il quale può essere richiesto direttamente dal minore, o dall’esercente responsabilità genitoriale, anche prima dell’ accesso ai corsi di formazione professionale a nomina del tutore;
b) permesso di soggiorno per motivi familiari, rilasciato al minore infraquattordicenne affidato o sottoposto alla tutela di un cittadino italiano con cui convive o al minore ultraquattordicenne affidato o sottoposto alla tutela di un cittadino italiano o di un cittadino straniero regolarmente soggiornante con cui convive. Entrambi i permessi di soggiorno sono validi fino al compimento della maggiore età.

“I minori stranieri non accompagnati presenti in Italia sono oltre 21 mila: non sono solo numeri, ma persone che hanno bisogni, speranze e paure.” Così Unicef descrive la situazione attuale italiana. Per questo, educatrici ed educatori della comunità Crescere Insieme accompagnano questi ragazzi all’autonomia, sostenendoli in varie attività:
- consolidamento della lingua italiana
- inserimento lavorativo
- ricerca di un’abitazione
- regolarizzazione dei documenti
Se vuoi avere maggiori informazioni sulla vita delle comunità per MSNA come la nostra, seguici sui canali social e sul sito!

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